Abbiamo una vittima

Chissà come si fregano le mani oggi quei magistrati, e sono tanti, che hanno sistematicamente e impunemente utilizzato la violazione del segreto istruttorio per sputtanare il leader del centrodestra e spianare così la strada ai loro amici della sinistra: quella sinistra che, non riuscendo a conquistare il potere con una piena vittoria elettorale, ripone da vent’anni le proprie speranze nella spallata giudiziaria. Chissà quale senso di onnipotenza assaporano oggi quei pubblici ministeri, così abili nel mercato clandestino di verbali e intercettazioni, dopo avere letto la sentenza con la quale il tribunale di Milano ha condannato ieri Silvio Berlusconi a un anno di carcere per “concorso in rivelazione di segreti d’ufficio”.
17 AGO 20
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Chissà come si fregano le mani oggi quei magistrati, e sono tanti, che hanno sistematicamente e impunemente utilizzato la violazione del segreto istruttorio per sputtanare il leader del centrodestra e spianare così la strada ai loro amici della sinistra: quella sinistra che, non riuscendo a conquistare il potere con una piena vittoria elettorale, ripone da vent’anni le proprie speranze nella spallata giudiziaria. Chissà quale senso di onnipotenza assaporano oggi quei pubblici ministeri, così abili nel mercato clandestino di verbali e intercettazioni, dopo avere letto la sentenza con la quale il tribunale di Milano ha condannato ieri Silvio Berlusconi a un anno di carcere per “concorso in rivelazione di segreti d’ufficio”: in pratica, per avere incoraggiato nel 2005 il Giornale a pubblicare il contenuto della telefonata con la quale Piero Fassino, nel pieno della scalata Unipol alla Banca nazionale del lavoro, festeggiava la notizia datagli da Giovanni Consorte con la famosa frase: “Allora, abbiamo una banca!”.
La sentenza dei giudici milanesi rasenta addirittura la beffa. E per averne contezza basta ricordare le camionate di intercettazioni, alcune al limite del voyeurismo morboso, che a margine di ogni indagine sono state scaricate sulle pagine dei giornali per meglio sporcare l’immagine del Cavaliere. Avete mai visto l’autore di uno dei tanti mascariamenti finire sotto processo? Avete mai sentito di un pm, o di un cancelliere del suo ufficio, ricevere un avviso di garanzia per avere orchestrato la diffamazione a mezzo stampa di un imputato, specie se l’imputato è da crocifiggere subito e a caldo senza i tempi lunghi previsti da quell’ingombrante feticcio che è lo stato di diritto? Mai. Paradossalmente – e per una intercettazione del tutto priva di rilievo penale e che lui dice di non avere nemmeno ascoltato – sotto processo c’è finito Berlusconi, vittima e bersaglio di quasi tutte le fughe di notizie. Un processo lungo e spropositato che, secondo il rito ambrosiano, si è concluso come doveva concludersi. L’ex premier è stato condannato per avere, forse, violato quel segreto di ufficio che tanti suoi accusatori hanno violato e continuano a violare allegramente. Certi che, nei loro confronti, la legge è comunque più uguale.